Era il 1977,il movimento punk era in piena esplosione,Londra pullulava di orecchini e di capelli dai colori più disparati,oltre che di band improvvisate e tenute insieme solo dal fatto di essere fighi per la moda del momento.I dinosauri del rock facevano fatica a contenere la furia iconoclasta delle nuove generazioni di musicisti (o ritenuti tali)…gruppi come Led Zeppelin e Pink Floyd non hanno presa sulle nuove generazioni…il sound più semplice e grezzo di Sex Pistols & Co ha più immediatezza,messaggi rapidi e veloci,senza troppi pensieri!E’ in questo clima che Charlie Gillet,titolare del programma Hony Tonk alla BBC manda una canzone di un gruppo sconosciuto chiamato Dire Straits,il brano si intitola Sultans of Swing…e scatta qualcosa!La gente chiama da casa…il DJ è costretto a rimettere la canzone a fine serata per le richieste…è l’inizio!
L’anno successivo viene dato alle stampe l’album omonimo,prodotto da Muff Winwood…il rock calmo,preciso e pulito dei Dire Straits fa a pugni con la rabbia urlata del punk…eppure dice qualcosa…colpisce…rimane nell’aria e nelle orecchie,su tutto troneggia la maestosa chitarra di Mark Knopfler che con delicate pennellate di suono letteralmente dipinge le sue canzoni…arricchendole di particolari preziosi e a tratti seminascosti!
L’atmosfera cupa dell’apertura di Down to the waterline si evolve in un irresistibile mid tempo dove si capisce già quale sarà il leit motiv del disco…Mark Knopfler a cantare e suonare la chitarra…il fratello David, Pick Withers (già batterista di Spring e Primitives …si quelli che accompagnavano Mal) e John Illsley a tenergli bordone in maniera solida,decisa ed efficace!
Ci si muove negli ambienti del suburbio inglese con storie di quotidiana ordinarietà…la musica porta direttamente in quei luoghi,anche se uno non li ha mai visitati la sensazione è più nitida di qualsiasi fotografia.
Ma anche muovendosi in ambienti più caldi,come nella intrigante Water of love Knopfler si ritrova pienamente a suo agio,mostrandosi decisamente abile pure nell’uso della chitarra Dobro National.Setting me up è un rock’n roll vivace e abbastanza classico reso prezioso dalle invenzioni di Knopfler. Six blade knife si snocciola con un ritmo ancheggiante dove la chitarra si incastona come una pietra preziosa mentre Southbound again ritma il desiderio di andare verso sud a tempo di rock’n’roll.
Sultans of Swing arriva all’improvviso….il ritmo è incalzante,le trovate batteristiche di Whiters abbelliscono di nascosto la canzone,una band squattrinata sta sullo sfondo della canzone…lo stile di Knopfler esplode definitivamente in maniera devastante,il suono pulito e unico rende immortale la canzone,il fiato si ferma quando le note dell’assolo finale vagano e colpiscono…la meraviglia del primo ascolto è indelebile!
In the gallery è il ritratto di quello che può essere un qualsiasi artista contemporaneo,ritratto con sagacia e un po’di atti di accusa contro un sistema non sempre generoso con gli artisti!Wild west end è una tranquilla ballata,dolce e sognante!
Lions è la canzone più ermetica del disco,il testo è inestricabile e la musica è un’ultima perla che chiude il disco in maniera ipnotica e quasi soffusa,in un’atmosfera perfetta,a tratti chiusa e opprimente!
Il disco ha sonorità ben precise dall’inizio alla fine e fa risaltare le qualità compositive e chitarristiche del leader Mark Knoplfer,che accompagnato dalla sua Stratocaster suonata coi polpastrelli,mai col plettro,getta le basi per un’innovativo stile chitarristico in seguito imitatissimo e ospita al suo interno una gemma inestimabile e clamorosa come Sultans of swing ,accompagnata a sua volta da canzoni di elevatissimo spessore come Lions,un disco inaspettato e quasi fragoroso nella sua tranquilla lucidità,che ha tracciato un solco profondo,dove si incunea la puntina sul grande disco della storia della musica!
