Archivio per Marzo, 2008

Polyphonic Spree – Light and day

Posted in Uncategorized on 17 Marzo, 2008 by bustio
Light and day is more than you’ll say

‘Cause all
My feelings are more
Than I can let by
Or not
More than you’ve got
Just follow the day

Follow the day and reach for the sun!

You don’t see me flyin’ to the red
One more you’re done
Just follow the seasons and find the time
Reach for the bright side
You don’t see me flyin to the red
One more you’re nuts
Just follow the day
Follow the day and reach for the sun

Just follow the day
Follow the day and reach for the sun!

You don’t see me flyin to the red
One more you’re nuts
Just follow the seasons and find the time
Reach for the bright side
You don’t see me flyin to the red
One more you’re nuts
Just follow the day
Follow the day and reach for the sun!

Just follow the day
Follow the day and reach for the sun!

Just follow the day
Follow the day and reach for the sun!

Mogwai – Happy songs for happy people

Posted in musica con i tag on 16 Marzo, 2008 by bustio

Non è semplice descrivere a parole la musica dei Mogwai! Vuoi per la natura quasi esclusivamente strumentale delle loro composizioni,vuoi per il loro giocare puramente sulle sensazioni e sulle immagini,ma è proprio pressoché impossibile descriverli. Formatisi nel 1995,il gruppo scozzese è formato da Stuart Braithwaite (chitarra),Dominic Aitchinson (basso), Martin Bulloch (batteria) , John Cummings (chitarra) , Barry Burns (tastiere,flauto,chitarra),e prende nome dalle creaturine del film Gremlins ( do you remember?) Il disco di cui voglio parlare è Happy Songs for Happy People,quello che viene in genere considerato come una svolta nella vita musicale del combo caledoniano, in quanto le gemme musicali presenti al suo interno vengono seminate un po’ al di fuori dell’orticello del cosiddetto post-rock (mai parola riuscì a dire più cose e meno cose contemporaneamente) per proporre una musica eterea e strumentale,piena di spazialità e sensazioni! La prima canzone del disco è Hunted by a Freak,la prima canzone dei Mogwai col quale io sia mai entrato in contatto,grazie al suo splendido,tristissimo video. L’apertura del disco getta le fondamenta di tutto l’album…dilatati arpeggi di chitarra,suoni profondi e da claustrofobia sognante, il tutto messo insieme per creare salite e discese arditissime con vertici emozionali vorticosi e pieni di tensione , per quella che è di sicuro una delle migliori canzoni del disco. Moses ? I amn’t avvolge col suo tappeto di morbide tastiere,suoni ammalianti e rumori sinistri,quasi un abbraccio…ma non saprei dire se prevale il calore dell’abbraccio o il freddo che ne sta al di fuori… Kids will be skeletons è una lenta ma inesorabile salita che ha un suo inizio,un suo apice e una sua fine….una vera e propria metafora musicale della vita…definita da suoni inenarrabili che strizzano a tratti l’occhio ai Sigur Ros. Killing all the flies è forse la canzone più orecchiabile del disco…ha una precisa struttura e si intuisce perfino un cantato reso inintelligibile mediante un vocoder che trasforma la voce in un suono completamente diverso…e il tutto fa gridare al capolavoro…dolcezza,amarezza,carezze,violenza,epicità e semplicità convivono nella stessa canzone in un lungo abbraccio commovente. Boring machine disturb ha anch’ essa un cantato che sussurra sotto un dominio di suoni elevatissimi che trasportano in alto fra nuvole spesse e sprazzi di cielo. Ratts of the capital arriva quasi disturbante,ma resa dolce da un sottile vibrafono in sottofondo…uno snocciolare continuo e altalenante di suoni apparentemente destrutturati che infestano,rombano per più di otto minuti a tratti con delicatezza a tratti quasi con prepotenza per finire quasi in una stanza vuota e buia. La successiva Golden Porsche appare messa apposta per tranquillizzare l’ascoltatore e consolarlo dalle angosce della canzone precedente.,mentre I know you are but what am I ? tradisce di nuovo una certa inquietudine con suoni quasi da carillon uniti a un pianoforte insistito e monotono (in senso buono) Stop Coming to my house ha il compito di chiudere il disco e lo fa in maniera spettacolare,partendo quasi ai limiti della soglia di udibilità per crescere inevitabilmente,senza che quasi ci sia un limite…e alla fine…appare tutta la fragorosa dissonanza del disco con il titolo dell’album,grazie alla sigla degli Happy Tree Friends (i cartoni animati con animaletti dolci e simpatici che si massacrano a vicenda) che compare inaspettatamente negli ultimi secondi della canzone. In effetti…il concetto base del disco non è molto diverso dal concetto di quei cartoni animati…forse giusto rovesciato.Allegria e tristezza mescolate assieme in un gioco quasi sadico! Forse è rappresentato nel titolo e nel disco anche il gusto piacevole e a tratti felice di abbandonarsi per un po’ ad una sana malinconia. Ma per queste cose…dovremmo chiedere ai Mogwai stessi. Il disco in fin dei conti è un colossale viaggio strumentale,da affrontare se si ha voglia,senza fretta,con pazienza.Le composizioni migliori sono senz’altro Hunted by a freak,Killing all the flies e Rats of the capital ma riescono ad avere potenza e suggestione grazie anche a tutto il resto dell’album che riesce a sostenerle in un tappeto di suoni elegiaci. Consiglio vivamente!

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Sigur Ros – Olsen Olsen

Posted in musica con i tag on 8 Marzo, 2008 by bustio

Dua tiga kucing berlari,
mana nak sama si kucing belang,
dua tiga boleh kucari,
mana nak sama si adik seorang.

sorong papan tarik papan,
buah keranji atas perahu,
suruh makan dia makan,
suruh mengaji dia tak mahu.

buah cempedak di luar pagar,
ambil galah tolong jolokkan,
saya budak baru belajar,
kalau salah tolong tunjukkan

Il freddo non è mai stato così bello,così…con gli occhi sbarrati verso cieli di un azzurro che fa male,mentre la mente si innalza fra il cotone che c’è nell’aria…più in alto…

Sotto stanno paesaggi vergini e immacolati di verde splendente,visi affilati di monti di pietra e colline di erba…il freddo punge la pelle,taglia…ma non ha importanza in questa Islanda…così vicina…così lontana…

Il conforto delle dolcezze di un flauto,tutto attorno il tutto si amalgama in una crema intensa e celestiale…una voce lontana e penetrante…le chitarre vengono accarezzate…la gloria boreale travolge,sommerge,avvolge come un aurora dagli occhi verdi e umidi,un grido profondissimo,mentre il nostro sorriso ha lo sguardo chiuso di gioia prima dell’inevitabile picchiata…

Sigur Ros – Olsen Olsen

Posted in musica on 8 Marzo, 2008 by bustio

La gloria!

Imogen Heap – Hide and Seek

Posted in musica con i tag on 6 Marzo, 2008 by bustio

(+)”Ti devo far sentire una cosa!”

(-)”Davvero?Cosa?”

(+)”Prendi e ascolta!”

(-)”Aspetta un’attimo…scusa un attimo che devo fare una cosa…poi ti dico da dove questa canzone è stata plagiata…”

(+)”?????” ……………………………………pausa

(-)”Questa…è identica alla musica di una pubblicità…di macchine mi pare…è copiata,è un plagio clamoroso!”

(+)”Magari della Skoda…”

(-)”Si!Bravo!Esatto!”

(+)”Forse perchè E’ LA MUSICA DI QUELLA PUBBLICITA’.”

(-)”…”

Where are we
What the hell is going on
The dust has only just began to fall
Crop circles in the carpet, sinking, feeling
Spin me around again and rub my eyes
This can’t be happening
When busy streets a mess with people would stop to hold their heads heavy

Hide and seek
Trains and sewing machines?
All those years they were here first

Oily marks appear on walls
Where pleasue moments hung before
The takeover, the sweeping insensitivity of this
Still life

Hide and seek
Trains and sewing machines
Oh, you won’t catch me around here
Blood and tears they were here first

Hmm what you say
Oh that you only meant well, well of course you did
Hmm what you say
Hmm that it’s all for the best, of course it is
Hmm what you say
That it’s just what we need, you decided this
Hmm what you say
What did she say

Ransom notes keep falling at your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut outs
Speak no feeling no i don’t believe you
You don’t care a bit you don’t care a bit

You don’t care a bit
You don’t care a bit
You don’t care a bit
You don’t care a bit
You don’t care a bit

 

Dove siamo
cosa diavolo sta succedendo
la polvere ha appena iniziato a cadere
crop circles (cerchi nel grano) nel tappeto, perforati, sentiti
fammi fare un giro e stropicciami gli occhi
non può essere che stia davvero accadendo
quando le strade sono affollate
e c’è una confusione di persone che
smettono di tenere le loro teste pesanti

Nascondi e cerca
Treni e macchine da cucire?
in tutti quegli anni erano qui prima
segni oleosi appaiono sui muri, dove i momenti
di piacere stavano appesi prima di essere portati via,
l’insensibilità radicale di questa vita statica.

Nascondi e cerca
Treni e macchine da cucire
non mi troverai qui intorno
sangue e lacrime erano qui prima

cosa diresti?
che avevi solo buone intenzioni?
Beh, certo che le avevi
cosa diresti?
che va tutto per il meglio?
Certo che è così.
cosa diresti?
che è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.
ma tu hai deciso così.
cosa dici? cosa diceva lei?

I soldi del riscatto continuano a cadere nella tua bocca
conversazione agrodolce, ritagli di giornale
Parli senza sentimenti, no non ti credo
Non ti importa niente, non ti importa niente.

Non ti importa niente,
non ti importa niente…

 

La ascolto,la riascolto,torno ad ascoltarla ancora,assorbo quell’intreccio di voci per poi riassaporarlo ancora e ancora…non è mai abbastanza,mai… the takeover,the sweeping insensitivity of this still life…brividi scuotono il corpo…Hide and seek,trains and sewing machines (you won’t catch me around here)Blood and tears They were here first…..mm what d’cha say?…..mm that you only meant well…..un’acuto che è come una raspa sulla spina dorsale…le voci si incrociano e si sposano…alzo la testa e respiro gonfiando le narici,guardando un cielo di un azzurro incomparabile e furioso…you don’t care a bit…chiudo gli occhi…finito!

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Ciao Jeff!

Posted in Uncategorized on 3 Marzo, 2008 by bustio
While my guitar gently weeps
*
    I look at you all see the love there that’s sleeping
    While my guitar gently weeps
    I look at the floor and I see it needs sweeping
    Still my guitar gently weeps
    I don’t know why nobody told you how to unfold your love
    I don’t know how someone controlled you
    They bought and sold you.I look at the world and I notice it’s turning
    While my guitar gently weeps
    With every mistake we must surely be learning
    Still my guitar gently weeps
    I don’t know how you were diverted
    You were perverted too
    I don’t know how you were inverted
    No one alerted you.I look at you all see the love there that’s sleeping
    While my guitar gently weeps
    Look at you all…
    Still my guitar gently weeps.
    *
    La canzone è dei Beatles…ma io l’ho scoperta cantata da Jeff Healey…lui ora non c’è più…ti sia lieve la terra,buon viaggio!

    U2 – War

    Posted in musica on 1 Marzo, 2008 by bustio

    Il bambino è cresciuto. Il bambino è cambiato. Il bambino è diventato cattivo. Ha dovuto fare i conti con il mondo circostante,e il mondo circostante non è tenero,è sporco di fango,di sangue,e sul selciato sono rimasti per terra corpi che non si muovono più…gli occhi di quel bambino hanno visto e sono cambiati. War colpisce visivamente,ancora prima che all’ascolto…si vede la copertina e si capiscono molte cose ancora prima di mettere il disco sul piatto dello stereo…uno sguardo a Boy,uno sguardo a War…si capisce immediatamente la parentela di sangue. Ad un concerto nell’83 a Newcastle,Bono disse introducendo Surrender: “Abbiamo fatto un disco che si chiama War, ma il tema del disco non è la guerra: è piuttosto la resa. Stiamo provando a parlare degli attriti e di quanto siano dannosi e di come pestino i piedi delle persone, e tutto sommato penso che la resa sia una sorta di principio, non solo una bandiera bianca” (da U2place.com). Il tema dell’album è quindi chiaro e diretto,le parole del frontman dicono già tutto. C’è sangue,c’è vita,ci sono urla che squarciano l’aria,che squarciano il disco fin dal suo principio. Sunday bloody Sunday è così,l’incedere marziale,la batteria che batte il tempo di marcia mentre Edge libera la mente su uno dei riff di chitarra che fanno la storia,la voce di Bono che scalcia e graffia piena di dolore sull’avanzata inesorabile del basso di Clayton…tutto per una domenica sanguinosa domenica a Derry ,nell’Irlanda del Nord. Era infatti Domenica 30 Gennaio 1972,quando l’esercito inglese apre il fuoco su una manifestazione pacifica…sul suolo restano 14 corpi freddi,e molti di più ancora saranno i feriti. Le note cariche di tensione,le invenzioni con sapore celtico di Edge,accompagnano un testo carico di passione,creando un geyser emotivo di portata devastante…non credo ci sia da dire altro…l’ascolto vi dirà più di qualsiasi mia parola. Le tentazioni tribaleggianti di Seconds ci portano in un ambiente di paura atomica,le chitarre sono acide e la voce di Bono ha quel modo di tagliare le carni che può traumatizzare…una canzone da trincea,da rifugio vero e proprio. Poi arrivano note di piano su un’atmosfera fredda pulsante di timore…New Year’s Day sembra quasi sorgere dalla tundra,o se volete dalle fredde temperature polacche…è dedicata a Solidarnosc,il sindacato polacco condotto da Lech Valesa che era stato chiuso dal governo nel Dicembre dell’81,prima di capodanno. Il tappeto di basso è il terreno ideale per tutte le idee di Edge,che fa urlare e piangere la sua chitarra,la fa correre appresso al ritmo,dando colori malinconici ad una canzone già di suo piuttosto amara…secondo il mio parere personale in questa canzone c’è uno dei migliori assoli di chitarra di Edge…lancinante e melodico al punto giusto. Like a song indaga le piccole o grandi guerre della nostra vita,una canzone che ha l’aspetto di una corsa,una galoppata inarrestabile fra salite e discese. Non dà respiro,va avanti fino al tambureggiante finale lanciato verso l’ignoto! Drowning man ha un’atmosfera vuota che viene riempita dalle invenzioni chitarristiche di Edge (tanto per cambiare) e dallo strapotere della voce di Bono che sprofonda negli abissi e si inerpica ad altezze in erpicabili,fra citazioni bibliche e parole di affetto verso qualcuno che sta vivendo un brutto momento e non riesce a tirarsi su…a quanto pare è una canzone dedicata ad Adam Clayton. Gli attimi finali della canzone regalano anche dei dolci violini che accarezzano padiglione e cuore! The Refugee è urlata ,i ritmi tornano tribaleggianti (anche se una certa ritmicità si sente in realtà in tutto l’album),tentazioni di fuga,di emigrazione,di posti migliori,dove non ci siano guerre. Da l’idea di un cuore che batte disperatamente per vivere. Two hearts beat as one è una semplice canzone d’amore che Bono dedica alla sua mogliettina (l’ha scritta durante il viaggio di nozze),musicalmente è la classica battuta di batteria di Larry Mullen Jr. unita agli accordi stoppati di Edge. Red Light ha in sé l’urbanità è l’amarezza di una storia non molto felice…un ragazzo è innamorato di una prostituta…la trovo una canzone molto da suburbio e ha delle novità per un disco degli U2,voci di donna e una tromba che attraversa la canzone dalla sua metà in poi. Una certa atmosfera di città si respira anche in Surrender,che ha per protagonista una ragazza non integrata nella società che viva per la strada…la canzone dispensa sirene e carezze,amaro e dolce,sembra quasi viva sui contrasti,contrastano anche le chitarre fra di loro e contro la voce principale mentre tutto si scioglie nel finale corale e inaspettato in un crescendo emotivo senza vie di fuga. Ed è ad un salmo che è dedicato il finale del disco,”40”…una canzone nata quasi per caso,alla fine delle sedute di registrazione. Tutto è perfetto nella sua immediatezza…lo splendido lavoro del basso,le poche note di chitarra ben somministrate nei punti giusti,gli splendidi incroci vocali…ancora una volta non credo di poter spiegare…è semplicemente una carezza continua,una voce di resa stanca e di speranza,un sospiro leggero e delicato. Silenzio. Fine. War è innanzitutto un disco molto ritmico in quasi ogni sua parte, ha un inizio e una fine perfetti (“40” è usata come chiusura dei concerti),e in mezzo tante gemme di strepitosa bellezza nonché qualche stranezza che inizia a discostarsi dai classici U2. Una cosa che colpisce è come l’atmosfera e la tensione del disco rimangano invariate nonostante le canzoni abbiano a tratti colori contrastanti tal’ora perfino al loro interno…i paesaggi cambiano,dalla città irlandese a boschi freddi e innevati,e il tutto con la stessa atmosfera. Insomma,il seme lanciato con Boy è già diventato una pianta matura!

    Questi ultimi due articoli dedicati agli U2 sono dedicati a Monica che ha risvegliato la mia curiosità verso questi 4 giovanotti irlandesi! Se lo merita in quanto una delle ragazze più sapienti in campo musicale che abbia mai incontrato!

    tutto a REMENGO…che sta proprio li…vicino al PANTHEON…già lo sai…

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    U2 – Boy

    Posted in musica on 1 Marzo, 2008 by bustio

    Ed era l’Ottobre del 1980! La spietatezza disco e commerciale aveva già preso slancio dalla fine degli anni ’70 e le immondizie musicali (di Battiatesca memoria) oramai iniziavano già ad intasare le orecchie di tutto il mondo. Ma questo non andava bene a quattro ragazzi irlandesi guidati dal signor Paul Hewson,ragazzotto dalle idee chiare,con un forte spirito di ribellione e una voce inusuale,capace di colpire,tagliare,squarciare,accarezzare! Per gli amici era ed è semplicemente Bono Vox! Dietro di lui il motore ritmico della band Lawrence Mullen Jr. e Adam Clayton,rispettivamente alla batteria e al basso,imprimono un sound anomalo,difficilmente confondibile! I suoni che risaltano provengono tutti da una chitarra,forse una delle chitarre più caratterizzanti e vincenti di tutta la storia della musica,le mani che agiscono su tale strumento sono di Dave Evans…chiamato The Edge, per via della sua testa appuntita a quanto pare! Insieme sono semplicemente gli U2! Questi quattro irlandesi mettono su una band,nessuno di loro ha particolari capacità tecniche,ma ognuno di loro ha una particolarità nella maniera di usare il suo strumento(questo discorso valga anche per la voce) e il mix è qualcosa di inascoltato prima! Boy,questo è il titolo del disco,e già la copertina è in grado di colpire…lo sguardo di quel bambino,diretto verso di noi,quell’espressione un po’ triste…ci dev’essere qualcosa in quel disco di interessante! La registrazione non è perfetta.ma traspare tutta la potenza e la passione L’apertura è senza dubbio uno degli esordi più sconcertanti della storia della musica…una chitarra overdrivata nel vuoto…uno xilofono…l’entrata di basso e batteria…il primo pianto degli irlandesi è un urlo che squarcia aria e orecchie,l’incedere inarrestabile della canzone è devastante,la chitarra di Edge luccica e sfolgora mentre la voce di Bono,trascinante e apocalittica risalta su tutto! I will follow è uno degli esordi più incredibili della musica! Un esordio carico di dolcezza fra l’altro…la canzone è dedicata alla madre di Bono,morta sei anni prima. Un misto di rock,new wave e passaggi di origine irish si fondono con i testi di Bono,a tratti di difficile comprensione,a tratti chiarissimi…il tema generale del disco è la crescita,quel passaggio dall’infanzia all’età adulta…il tutto condito con forza e grande atmosfera. Dopo i proclami di I will follow arriva Twilight,martellante ma ipnotica,con le sue aperture improvvise e le autentiche sinfonie chitarristiche di Edge,articolata e turbante…l’uomo e il bambino si incontrano ma sono la stessa persona…gli anni passano anche per i bambini! An cat dubh è disturbante e claustrofobica all’inizio…lo sciogliersi del ritornello contrasta con le chiusure della strofa. Sulla scia di An cat dubh(immagino sia gaelico) si propaga Into the heart,canzone che potrei definire dolce…ma non è una dolcezza immediata e comprensibile. Out of control sembra un treno lanciato in corsa…veloce e arrotolata,soprattutto grazie ai gichi di voce che Edge e Bono imbastiscono…e ancora una volta le chitarre sorprendono per bellezza e novità!Stories for boys prosegue sulla stessa direzione,impetuosa, quasi di stampo Cure! The Ocean è lenta e suggestiva,poche cose,ognuna al suo posto perfetto,poco più di un minuto di grazia,leggerezza e intensità! A Day without me è quasi un tributo a Ian Curtis,leader dei Joy Division (grandissimo gruppo…ne parleremo prima o poi),ed è comunque in qualche maniera una canzone sul suicidio. Another time,another place segue l’ormai evidente stile U2…The Electri Co. è furiosa e veloce,piena di sincopi e mal di pancia! Shadows and tall trees ha il compito di chiudere l’album con suoni d’atmosfera,un andamento a tratti tribaleggiante,a tratti semplicemente dolce…quasi imperscrutabile ,un testo evocativo e pieno di immagini…un piccolo grande capolavoro! Da quel giorno di Ottobre la musica dovrà fare i conti con un nuovo fenomeno. Una musica mai sentita,ritmi anomali,suoni di chitarra mai pensati,composizioni originali e testi profondi con alcuni tratti piuttosto ermetici…atmosfere dai tratti glaciali e invernali,riverberati,come da stanza vuota…forse non il miglio disco degli U2,ma di sicuro uno dei vagiti più assordanti della storia della musica!

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