Mark Knopfler live in Lucca 10-07-2010

Postati in Uncategorized su 12 luglio, 2010 da bustio

Lucca e il suo splendido centro medievale sono una splendida cornice per un concerto…ancora meglio se il concerto è uno di quelli da ricordare per tutta la vita!

Il viaggio dalla Sardegna alla splendida città toscana non è complicato e lo sciopero degli autoferrotramvieri non indebolisce la mia forza di volontà nell’arrivare nel luogo tanto agognato! Infatti Lucca è uno dei posti che più desideravo vedere fin da piccolo, vuoi perchè la mia fantasia è sempre stata colpita dal medioevo, vuoi perchè a Lucca si svolge ogni anno il Lucca comics, una fantastica mostra sui fumetti! Ci arrivo da ragazzo cresciuto invece, a causa della mia passione per la musica.

La mancanza di treni obbliga me e mio babbo ad aspettare un autobus a Pisa per circa due ore e mezza, ma l’attesa è stata ripagata da uno splendido tour delle campagne toscane fra la stessa Pisa e Lucca, con la vista di paesaggi mozzafiato e paesini incantevoli!

Le giornate in Toscana risultano essere spietatamente calde con punte di 40 gradi e totale mancanza pure del più piccolo refolo di vento, ma ciò non impedisce ai nostri eroi di fare il loro dovere di turisti e visitare piazze, chiese e monumenti che li ha impegnati in tutta la vigilia del concerto! Oltretutto la fortuna ha voluto che durante il fine settimana ci fosse la festa del patrono di Lucca, San Paolino, con grande sfoggio di sbandieratori, trombettieri, tamburini e balestrieri! La fortuna ha voluto anche che si esibisse Paco de Lucia il giorno prima di Mark Knopfler, occasione sfruttata!

Nel giorno successivo, l’attesa per il concerto è funestata dalla scoperta che i posti in piedi stanno dietro i posti a sedere  in base ad una logica non ben comprensibile e soprattutto contrariamente a quello che si era visto nella piantina nel sito di T1! Mossa molto sbagliata perchè i fan più appassionati avevano preso i posti in piedi per stare sotto il palco, cosa che non è successa perchè il sottopalco era dominato da signori di mezza età piantati nelle sediette e con poco entusiasmo visibile.

Piazza Napoleone viene chiusa puntualmente alle sei…il concerto inizia altrettanto puntualmente alle 21:30…l’attacco è gentile e delicato…le placide note di flauto di Border Reiver accarezzano gli spettatori per poi saltellare allegramente in una sfrenata giga! What It Is la segue a ruota, dimostrandosi ancora una volta la canzone più vicina ai Dire Straits del Knopfler solista. Il momento divertissement è affidato a Coyote invece che alla solita Walk of life, la band segue il capobanda in maniera strepitosa e il flautista si dimostra un vero e proprio polistrumentista e in tutto il concerto numerosi saranno i cambi di strumento dei componenti della band!

Hill Farmer’s Blues è la canzone che non ti aspetti…una canzone che colpisce al cuore, centra ogni nervo sconvolgendolo…spettacolare!

E’ evidente che Mark soffre il caldo e forse ha anche qualche problema di respirazione…spesso respira a bocca aperta con viso vagamente sofferente, la voce ogni tanto manca ma più per colpa dei fonici che probabilmente non hanno familiarizzato bene con l’acustica non buona di Piazza Napoleone.

L’accoppiata vincente arriva quasi subito:  Romeo & Juliet e Sultans of Swing mettono k.o. anche gli spettatori più freddi costringendoli all’applauso scrosciante…Mark risulta perfetto anche se forse il drumming del batterista poteva essere più movimentato.

Done with Bonaparte è il gioiellino di folk celticheggiante che mi fa saltellare allegramente…a ruota viene eseguita Marbletown con una lunga coda strumentale.

Speedway At Nazareth è forse il capolavoro del Knopfler solista…il ritmo costante e incalzante contemporaneamente…l’esplosione finale in un assolo irrefrenabile dove finalmente Mark si alza in piedi con la sua Gibson…applausi a scena aperta con tanto di brindisi con il pubblico alla fine della canzone!

Telegraph Road…credo non si possano spendere altre parole su questa suite…pura epica…dovrebbe essere insegnata nella scuole pure in questo riarrangiamento semi-acustico…così come la commovente Brothers in Arms! Piper to the end ha il compito di chiudere un concerto di due ore che sono letteralmente volate via…la chitarra..anzi le chitarre di Mark accarezzano…rombano…colpiscono…sussurrano come gli dice il loro padrone…poche volte si possono sentire cose del genere nella vita!

Peccato solo per l’acustica non perfetta e un pubblico seduto troppo freddo!

Il resto del viaggio verso casa è andato alla perfezione anche se sempre con un caldo terrificante!

Chiunque non abbia mai visto un concerto di Mark Knopfler dovrebbe porre rimedio il più presto possibile!

P.S. le chitarre usate sono state fondamentalmente le due Gibson principali di Mark , la sua Fender Stratocaster rossa (non la Schecter, proprio la Fender),  una Fender Mustang (solo su Piper To the end) e una Pensa Shur MK (in Telegraph Road). Come acustiche la Martin che porta il suo nome e l’intramontabile National!

Radiohead – The Bends

Postati in Uncategorized su 30 gennaio, 2010 da bustio

Il primo vagito di Pablo Honey era stato emesso…ma in The Bends i Radiohead iniziano ad avere altre visioni, altro atteggiamento, rimane un certo lato depressivo che comunque resterà sempre una caratteristica delle teste di radio, ma la forma canzone inizia ad essere più elaborata e più pensata!

Fin dall’attacco di Planet Telex si capisce che qualcosa nelle teste dei cinque sta crescendo…echi e delay sospendono l’ascoltatore per poi farlo atterrare sulle reminescenze brit di The Bends…con le chitarre distorte di Ed O’Brien e Jonny Greenwood a farla da padrone!

High and Dry è quasi una preghiera intima a qualcuno che si sta perdendo…una piccola gemma pop che già illumina il disco…ma stavolta bisogna colpire per uccidere…e Fake Plastic Trees completa un uno-due micidiale…una amara constatazione di vite ordinarie che permette alla voce di Thom Yorke di volare alto sostenuta da chitarre malinconicamente spinte verso il cielo…se solo potessi essere chi vuoi…sempre…è questo il sospiro finale di quella che forse fin’ora è la canzone più ispirata dei Radiohead.

Bones interrompe l’atmosfera riflessiva delle canzoni precedenti avvicinandosi più a Pablo Honey piuttosto che al nuovo corso dei RH…mentre con (Nice Dream) l’aria si fa nuovamente più rarefatta, a tratti caotica e vibrante, per poi planare di nuovo sul mare della tranquillità.

Ma probabilmente è ora di darci un taglio…l’attacco di Just è una fucilata…la canzone tirata fino allo stremo ma in maniera intelligente…qui non si parla più di brit-pop ormai…Jonny Greenwood riesce a rendere spastica la sua chitarra…la sezione ritmica di Selway e di Colin Greenwood detta i tempi… do it to yourself!!!

My iron lung pare riportare il tutto in una dimensione più elegiaca come ad inizio disco…ma l’ascoltatore non può certo prevedere le violente accelerazioni che quasi lo fagocitano senza preavviso!

Bullet proof…I wish I was strizza l’occhio agli U2 con i suoi morbidi appeggi chitarristici…mentre se si parla di melodie immortali non si può non citare Black Star nella sua perfezione?

E Sulk fa la sua parte evidenziando un paio di influenze Morryseyane!

Street Spirit appare quasi slegata da tutto il resto…un arpeggio continuo di chitarra…la malinconia si impossessa improvvisamente di tutto…voci…chitarre che si intrecciano con alti e bassi che si contrastano…chi avrebbe mai detto che i Radiohead avrebbero mai fatto questo?

Immerse your soul in love…questo è l’ultimo messaggio che ci viene lasciato in questo sconcertante atto finale ripieno di bellezza.

A volte capita…

Postati in musica, Uncategorized su 28 gennaio, 2010 da bustio

A volte capita che qualcosa si interrompa senza tuttavia rompersi, anche le cose che sembrano incorruttibili ma in fin dei conti sai da sempre che non può essere così…dispiace…inutile…dispiace…ma sono stati gli anni migliori della nostra vita probabilmente!

Un saluto a te batteraio!

Beach Boys – God Only Knows

Postati in musica su 25 gennaio, 2010 da bustio

God only knows what I’d be wthout you…

Radiohead – Pyramid Song

Postati in musica su 18 gennaio, 2010 da bustio

Un tuffo dove l’acqua è più blu…sempre di più…più o meno però…molto più o meno….

I jumped in the river and what did I see?
Black-eyed angels swimming with me
A moon full of stars and astral cars
All the figures i used to see

All my lovers were there with me
All my past and futures
And we all went to heaven in a little row boat
There was nothing to fear and nothing to doubt

I jumped in the river
Black-eyed angels swimming with me
A moon full of stars and astral cars
All the figures i used to see

All my lovers were there with me
All my past and futures
And we all went to heaven
In a little row boat

There was nothing to fear and nothing to doubt
There was nothing to fear and nothing to doubt
There was nothing to fear and nothing to doubt
There was nothing to fear and nothing to doubt

Mi sono gettato nel fiume e cosa ho visto?
Angeli degli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
E tutte le apparizioni che ero solito vedere

Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Il mio intero passato e i miei possibili futuri
E siamo andati tutti in paradiso su una piccola barca a remi
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Mi sono gettato nel fiume
Angeli degli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
E tutte le apparizioni che ero solito vedere

Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Il mio intero passato e i miei possibili futuri
E tutti insieme siamo andati in paradiso
Su una piccola barca a remi

Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Franco Battiato – La Cura

Postati in Uncategorized su 15 gennaio, 2010 da bustio

Un anno e mezzo u.u

Radiohead – Pablo Honey

Postati in musica su 15 gennaio, 2010 da bustio

Non so chi sia Pablo e non so chi gli abbia fornito il miele.

Non so neanche perchè sia un argomento interessante di cui parlare, giusto i Jerky Boys si erano interessati alla cosa…non credo che possa essere interessante scriverci qualcosa su…eppure qualcuno ci ha fatto un disco…quindi la questione cambia in maniera sensibile!

Era il 1993…ero decisamente troppo giovane per rendermi conto…e non so neanche quanto si possa essere consapevoli di una cosa chiamata ventitrè ottavi (23/8) eppure è da li che si parte…il primo urlo dei Radiohead parte da li…You…la voce di uno Yorke che ha ascoltato tanto Jeff Buckley incrociandolo spesso con Bono si rifrange su chitarre a tratti suadenti e a tratti ingolfate in un alternarsi continuo di amore e rassegnazione e che continua in quel manifesto degli sfigati, quella sorta di autocelebrazione della propria miserevole condizione che è Creep, una canzone dolce come il miele e dura come un pugno allo stomaco, una specie di parete liscia e impossibile da scalare messa in musica e tradotta in riverberi, echi e magnificenze distorsive…una sorta di agonia dove è semplice rifugiarsi e cullarsi nel proprio dolore. E poi via…ci si butta a capofitto nel brit pop condito di punk di How do you con i suoi strabismi finali…per poi ripiombare nella frustrazione…una sola preghiera…smettete di sussurrare, smettete di urlare…Stop Whispering…note eteree accompagnano l’ennesima richiesta di un disadattato…stop shouting…please…tanto si sa che gli altri sono tanto migliori di me…troppo in alto…e anche tu sarai sempre troppo in alto per me…Thinking about you nella sua scarna interpretazione per voce e chitarra dice questo in maniera secca quanto efficace…ma in fin dei conti non importa…perchè chiunque può suonare la chitarra (Anyone can play guitar.)…e tutto sarà come il Paradiso…basta farsi crescere i capelli alla Jim Morrison…il tutto condito sempre in una salsa brit pop che presto sarà solo un ricordo…ma che per il momento si ripercuote su Ripcord e Vegetable…Prove yourself ha una marcia in più nelle atmosfere e nei suoni…l’ennesimo atto di insofferenza nei confonti del mondo circostante…come I can’t è l’ennesimo rapporto che sta andando male…in Lurgee però la voce di Yorke si staglia sugli arpeggi saturi delle chitarre che in volo alto si incrociano e si specchiano l’una sull’altra come una liberazione…fino ad arrivare a Blow out…che forse intende essere la base della futura Knives out…che verrà un paio di mondi paralleli più in la…ancora le teste di radio che ascoltavano gli Smiths e i Talking heads non sapevano….nessuno poteva sapere…nella vita si cresce si invecchia…e probabilmente non sempre è un male!

Il primo vagito è imperfetto anche se ha dei bei toni…ma è solo l’antipasto a quello che succederà…

Climbing up on Solsbury Hill…

Postati in musica su 12 gennaio, 2010 da bustio

Passo dopo passo si avanza nella città mentre il freddo taglia la faccia e ti costringe a tenere le mani in tasca…Natale è appena passato e Gennaio è lungo…eppure una canzone sentita quasi per caso in in quel cubo scuro che manda immagini che rincretiniscono il paese…fa svegliare il sapore del caldo tiepido…sveglia il camminare senza pesi addosso…con i piedi sul prato…immaginando di vedere luci fioche in lontananza…

Climbing up on Solsbury Hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
Had to listen had no choice
I did not believe the information
I just had to trust imagination
My heart going boom boom boom
“Son,” he said, “Grab your things, I’ve come to take you home.”
To keepin’ silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho’ my life was in a rut
‘Till I thought of what I’d say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart going boom boom boom
“Hey,” he said, “grab your things, I’ve come to take you home.”
When illusion spin her net
I’m never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes,but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I don’t need a replacement
I’ll tell them what the smile on my face meant
My heart going boom boom boom
“Hey,” I said, “You can keep my things, they’ve come to take me home.”

Sparklehorse – Happy Man

Postati in musica, Uncategorized su 11 gennaio, 2010 da bustio

A volte qualcuno si sente come che ci si fosse appena svegliati dentro lo stomaco di un cavallo dagli occhi pazzi, che ha appena finito la sua corsa schiantandosi contro i cancelli di un cimitero!

E ci scrive una canzone

if I had
if I had more
more would be laid at your feet

if you give me
just a little smile
the dogs on my trail wouldn’t
drag me back to jail

I woke up in a horse’s
stomach one foggy morning
his eyes were crazy and he smashed
into the cemetery gates

all I want is to be a happy man
all I want is to be a happy man

I’ve seen teeth
across the horizon
fangs spanning yellow against the earth

there ain’t nothing, yeah but ghosts
fever, rabbit dreams, and drunken boats

I woke up in a horse’s
stomach one foggy morning
his eyes were crazy and he smashed
into the cemetery gates

all I want is to be a happy man
all I want is to be a happy man

I woke up in a horse’s
stomach one foggy morning
his eyes were crazy and he smashed
into the cemetery gates

all I want is to be a happy man
all I want is to be a happy man
all I want is to be a happy man
all I want is to be a happy man
all I want
all I want
all I want
all I want

Buon Natale!

Postati in Uncategorized su 24 dicembre, 2009 da bustio

Per Natale decido addirittura di rispolverare il mio vecchio blog…il mio vecchio e arcaico blog che ormai è stato sopraffatto da altri social network tipo facebook  o twitter…purtroppo!

A chiunque passi di qui…anche solo per caso…Buon Natale!

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