Il primo vagito di Pablo Honey era stato emesso…ma in The Bends i Radiohead iniziano ad avere altre visioni, altro atteggiamento, rimane un certo lato depressivo che comunque resterà sempre una caratteristica delle teste di radio, ma la forma canzone inizia ad essere più elaborata e più pensata!
Fin dall’attacco di Planet Telex si capisce che qualcosa nelle teste dei cinque sta crescendo…echi e delay sospendono l’ascoltatore per poi farlo atterrare sulle reminescenze brit di The Bends…con le chitarre distorte di Ed O’Brien e Jonny Greenwood a farla da padrone!
High and Dry è quasi una preghiera intima a qualcuno che si sta perdendo…una piccola gemma pop che già illumina il disco…ma stavolta bisogna colpire per uccidere…e Fake Plastic Trees completa un uno-due micidiale…una amara constatazione di vite ordinarie che permette alla voce di Thom Yorke di volare alto sostenuta da chitarre malinconicamente spinte verso il cielo…se solo potessi essere chi vuoi…sempre…è questo il sospiro finale di quella che forse fin’ora è la canzone più ispirata dei Radiohead.
Bones interrompe l’atmosfera riflessiva delle canzoni precedenti avvicinandosi più a Pablo Honey piuttosto che al nuovo corso dei RH…mentre con (Nice Dream) l’aria si fa nuovamente più rarefatta, a tratti caotica e vibrante, per poi planare di nuovo sul mare della tranquillità.
Ma probabilmente è ora di darci un taglio…l’attacco di Just è una fucilata…la canzone tirata fino allo stremo ma in maniera intelligente…qui non si parla più di brit-pop ormai…Jonny Greenwood riesce a rendere spastica la sua chitarra…la sezione ritmica di Selway e di Colin Greenwood detta i tempi… do it to yourself!!!
My iron lung pare riportare il tutto in una dimensione più elegiaca come ad inizio disco…ma l’ascoltatore non può certo prevedere le violente accelerazioni che quasi lo fagocitano senza preavviso!
Bullet proof…I wish I was strizza l’occhio agli U2 con i suoi morbidi appeggi chitarristici…mentre se si parla di melodie immortali non si può non citare Black Star nella sua perfezione?
E Sulk fa la sua parte evidenziando un paio di influenze Morryseyane!
Street Spirit appare quasi slegata da tutto il resto…un arpeggio continuo di chitarra…la malinconia si impossessa improvvisamente di tutto…voci…chitarre che si intrecciano con alti e bassi che si contrastano…chi avrebbe mai detto che i Radiohead avrebbero mai fatto questo?
Immerse your soul in love…questo è l’ultimo messaggio che ci viene lasciato in questo sconcertante atto finale ripieno di bellezza.
